mercoledì 28 marzo 2012

Scontri tra i due Sudan, tra aggiornamenti e assurdità

Sono passati altri due giorni, ma non ci sono particolari novità sugli scontri al confine tra Sudan e Sud Sudan, che sarebbero ancora in corso. Dalla capitale dello stato di Unity, Bentiu, arriva la notizia che l'aviazione sudanese ha ripreso, anche la notte scorsa, i bombardamenti all'interno dei confini del Sud Sudan, mentre da Khartoum il capo dei servizi segreti sudanesi, Mohammed Atta al-Moula, ha accusato l'esercito sud-sudanese di essere entrato in territorio sudanese, ma ha escluso che i militari di Juba siano riusciti a entrare nei campi petroliferi di Heglig.

Intanto, mentre le diplomazie - dagli Usa alla Ue, dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu alla Cina - si muovono, per il momento facendo solo appelli alla calma e dichiarazioni di condanna degli scontri, le conferme forse più credibili di quanto sta succedendo sul terreno arrivano dalla Greater Nile Petroleum Operating Company (Gnpoc), ovvero il consorzio formato dalla cinese Cncp (40%), dalla malese Petronas (30%), dall'indiana ONGC Videsh (25%) e dalla sudanese Sudapet (5%) che gestisce e lavora nei campi di Heglig. Ma anche in quelli dall'altra parte del confine, a qualche decina di chilometri da Bentiu. 

La mappa è tratta dal sito www.ecosonline.org. 
E' questa una delle assurdità di questa (possibile, forse ormai probabile) guerra: diverse concessioni petrolifere includono territori e pozzi che si trovano dai due lati del confine. E quindi le stesse società hanno fatto investimenti da entrambe le parti, hanno interessi da entrambe le parti, hanno staff e management che lavorano da entrambe le parti di una frontiera che era amministrativa fino all'8 luglio scorso, dal giorno dopo è diventata confine internazionale ma tutt'ora non è demarcata sul terreno in maniera chiara. Il petrolio è lo stesso, gli investitori e le società che lo pompano e lo esportano sono le stesse. Uguali sono anche le infrastrutture, perché c'è solo l'oleodotto, peraltro costruito dalla stessa Gnpoc, che attraversa il Sudan fino al Mar Rosso che può servire per esportare il greggio di entrambi i paesi. Sempre uguali sono anche le necessità dei due governi, che senza il petrolio sono in seria difficoltà. Le basi per una potenziale win-win situation ci sarebbero tutte.
Sulla carta. Ma nella realtà finora è stato impossibile trovare un compromesso. Sul petrolio come sulla linea del confine, sulla questione di Abyei e su tutti gli altri post-secession issues ancora pendenti.

Cos'hanno detto allora i responsabili della Gnpoc ai giornalisti? Quelli a Heglig hanno assicurato alla Reuters che la produzione dei campi sudanesi non è stata minimamente scalfita dagli scontri di questi giorni. Quelli in Unity hanno confermato che bombe sono state lanciate dagli Antonov dell'aviazione sudanese e hanno colpito anche i campi sud-sudanesi, non si sa ancora se facendo danni oppure no.

Intanto, l'agenzia di stampa cinese Xinhua riporta che migliaia di returnees, ovvero i sud-sudanesi che dopo anni, se non decenni, al Nord hanno deciso di tornare nel Sud, sono bloccati dagli scontri nei pressi di Heglig. Al-Jazeera invece dà in grande evidenza la notizia che domani, giovedì, l'Unione Africana ospiterà ad Addis Abeba nuovi dialoghi tra Sudan e Sud Sudan "per cercare di porre fine alle ostilità lungo in confine". Ma se gli scontri non sono una novità, ancor meno lo sono i dialoghi mediati dall'Unione Africana ad Addis Abeba. Che finora non hanno dato - evidentemente - grandi risultati, come ben racconta un aggiornamento sulla situazione di Abyei che Small Arms Survey ha pubblicato oggi (ma che non riporta gli scontri di questa settimana):

The latest round of African Union-mediated talks in Addis Ababa ended three days early [18 marzo] without any progress on the central issues. Media coverage of the stalemate was muted because on 13 March the two sides agreed to demarcate 80 percent of the border within the next three months. They also agreed to implement a framework guaranteeing citizens’ rights. Few noticed that the two countries had already signed an agreement on border demarcation on 15 February.
Almost immediately after the border deal was revealed, both sides announced new pre-conditions for its implementation. On 15 March, South Sudan’s president, Salva Kiir, told an audience in Wau that the demarcation process could not begin unless contested areas (including Abyei) were included within the borders of South Sudan. On 18 March, Sudan’s second vice-president, Al Haj Adam Yusuf, said the 13 March agreement was conditional upon South Sudan withdrawing its support for the SRF. Given the escalating hostilities along the border, and the impossibility of divorcing border demarcation from a more general resolution of the problems dividing the two countries, it is unlikely demarcation will occur in the near future.
With the talks in Addis Ababa focused on the oil crisis—South Sudan shut down oil production on 22 January because of a dispute over oil transit fees—there were no developments in negotiations on Abyei’s future.





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